20 GENNAIO 2026
QUANDO RICORRERE ALLA MASTOPLASTICA RIDUTTIVA E QUALI SONO I RISULTATI
- Ipertrofia mammaria: di cosa si tratta
- Mastoplastica o mastopessi per correggere l’ipertrofia?
- Una classificazione dell’ipertrofia mammaria
- Insorgenza e conseguenze della mammella ipertrofica
- In cosa consiste una mastoplastica riduttiva?
- Cos’è il disegno preoperatorio e a cosa serve
- Come si svolge l’intervento e il decorso post operatorio
- Mastoplastica riduttiva: quando riprendere lavoro e sport
- Allattamento e screening dopo l’operazione
L’intervento di mastoplastica riduttiva si esegue normalmente per ridurre le dimensioni e l’ingombro di un seno troppo abbondante o sproporzionato.
Questa condizione, infatti, può causare alla donna problemi sia estetici che funzionali, e può essere fonte di grande disagio nella vita quotidiana, ad esempio nella pratica sportiva o nelle relazioni.
Per questo esiste un intervento specifico per la riduzione del volume del seno.
Ipertrofia mammaria: di cosa si tratta
L’ipertrofia mammaria (letteralmente “eccesso di accrescimento”) è una condizione che si può manifestare in gradi diversi, e non sempre viene percepita dalla donna come un problema o un disagio. Avere un seno di dimensioni generose, entro certi limiti, può essere fonte di autostima, sicurezza e femminilità, ma dipende sempre dal giudizio soggettivo che ogni donna ha del proprio corpo e del proprio aspetto.
Oltre alla percezione soggettiva, nelle culture occidentali la misura della “mammella ideale” nel corso dei secoli e dei decenni è molto cambiata, in base alle mode, alle usanze e ai punti di riferimento culturali. Pertanto un seno che in passato veniva considerato grazioso ed elegante oggi lo definiremmo semplicemente “troppo piccolo”, al contrario un seno prosperoso che in altre epoche rappresentava benessere e fascino, per una donna di oggi potrebbe essere eccessivo e d’intralcio.
MASTOPLASTICA RIDUTTIVA IN SENO CON IPERTROFIA MODERATA E LIEVE ASIMMETRAIA
Mastoplastica o mastopessi per correggere l’ipertrofia?
Lasciando da parte i casi estremi di ipertrofia mammaria severa e di gigantomastia – in cui il seno appare di dimensioni marcatamente sproporzionate con una importante ptosi (discesa) sul torace, per le donne che presentano un seno ipertrofico non è detto che si debba necessariamente ricorrere ad una mastoplastica riduttiva. Esistono altri interventi che possono ridistribuire l’eccesso di volume, come la mastopessi.
La scelta del tipo di intervento dipende dal grado di ipertrofia della mammella e dai desideri della paziente, e il risultato ottenuto dopo una mastopessi può essere altrettanto soddisfacente di quello di una mastoplastica riduttiva – se le condizioni del seno di partenza si prestano a questa operazione.
Il compito del Chirurgo Plastico è quello di capire, in base alle aspettative e alle esigenze della paziente, ma anche alla sua conformazione fisica, se è veramente necessario ridurre volumetricamente un seno o se basterebbe solamente “sollevarlo” senza ridurre il volume.
MASTOPLASTICA RIDUTTIVA IN SENO CON IPERTROFIA SEVERA
Una classificazione dell’ipertrofia mammaria
Per spiegare meglio quali sono i diversi gradi di ipertrofia che si possono manifestare, è bene partire dalla morfologia del seno. La mammella è formata da un involucro esterno, la pelle, e da un contenuto che comprende ghiandola mammaria e tessuto adiposo circostante, uniti e sostenuti da tralci connettivali (legamenti di Cooper). Questi ultimi due componenti, ghiandola e adipe, si sviluppano e si accrescono quantitativamente in modo non univoco nelle donne, e talvolta neanche nella stessa persona (creando le cosiddette asimmetrie mammarie). È per questo che le dimensioni di un seno possono variare moltissimo, da piccolo a medio a grande.
Nel caso di seni grandi, quello che si verifica è un accrescimento sproporzionato o del tessuto ghiandolare o del tessuto adiposo o di entrambi, seguiti da una distensione della pelle circostante. La mammella diventa dunque grande e pesante, i legamenti connettivali che la sostengono cedono e così discende verso il basso e perde la sua forma “originale”. Per classificare i livelli di ipertrofia, si valutano a ritroso: a seconda del quantitativo di tessuto ghiandolare e adiposo che viene rimosso durante la mastoplastica riduttiva, si classifica di conseguenza il grado di ipertrofia in:
- ipertrofia lieve (da 150 a 300 gr. asportati per seno)
- ipertrofia moderata (da 300 a 600 gr. asportati per seno)
- ipertrofia severa (da 600 a 1000 gr. asportati per seno)
- gigantomastia (oltre i 1000 gr. asportati per seno)
MASTOPLASTICA RIDUTTIVA IN SENO CON IPERTROFIA MODERTATA E GRAVE PTOSI
Insorgenza e conseguenze della mammella ipertrofica
Un seno ipertrofico può manifestarsi già alla fine dello sviluppo, quindi in giovane età (15-16 anni), oppure può diventarlo in età più matura, in donne che hanno già un seno di medie dimensioni, che cresce volumetricamente a seguito di gravidanze, aumento ponderale o menopausa.
L’eccessivo peso di un seno ipertrofico può causare diverse problematiche a una donna, sia psicologiche che fisiche. Comporta difficoltà nella scelta dell'abbigliamento, nell’attività sportiva, nella sfera intima e nelle relazioni di tutti giorni, ma può anche provocare dolori al collo, alla schiena e alle spalle. Inoltre, nei mesi più caldi -per via dell’eccessiva sudorazione- possono insorgere anche delle micosi a livello del solco inframammario, che spesso evolvono in vere e proprie ulcerazioni della pelle.
Gli obiettivi principali di una mastoplastica riduttiva sono quindi sia funzionali, in quanto la riduzione del volume e del peso eliminano i sintomi appena elencati, che estetici, visto che l’intervento è in grado non solo di ridurre il volume, ma anche di dare una forma più naturale e gradevole al seno.
MASTOPLASTICA RIDUTTIVA IN SENO CON IPERTROFIA SEVERA
In cosa consiste una mastoplastica riduttiva?
La mastoplastica riduttiva è un intervento chirurgico che serve a ridurre il volume del seno. Questo intervento ridà una forma e una posizione adeguata alla mammella, riducendo la massa ghiandolare e adiposa, riadattando la cute in eccesso al nuovo volume del contenuto e riposizionando verso l’alto il complesso areola-capezzolo - spesso riducendone anche il diametro.
La riduzione dell’involucro cutaneo eccedente è la parte dell’intervento in cui è richiesto il maggior senso estetico e “artistico”: a tale scopo i Chirurghi Plastici hanno a disposizione molte tecniche differenti, che nel corso degli anni sono state perfezionate fino a raggiungere l’obiettivo in modo assai soddisfacente – ossia una buona forma del seno con la minor estensione possibile degli esiti cicatriziali.
Attualmente, nei casi di ipertrofie medio-piccole con lieve ptosi, è possibile utilizzare tecniche che lasciano soltanto una cicatrice periareolare e una verticale, a differenza di altre tecniche che, oltre a queste cicatrici, ne lasciano anche un’altra lungo il solco sottomammario (e che però sono necessarie in in caso di ipertrofie maggiori con ptosi accentuata).
Cos’è il disegno preoperatorio e a cosa serve
L‘esecuzione del disegno preoperatorio di una mastoplastica riduttiva rappresenta uno step molto delicato e importante ai fini di uno svolgimento fluido dell’intervento e di un risultato ottimale e duraturo. Lo esegue il Chirurgo in camera di degenza poco prima dell’operazione, con la paziente in posizione eretta.
In base all’esperienza del medico e alla tecnica che utilizzerà, vengono tracciate linee e punti sul torace e sul seno della paziente, che saranno di importanza fondamentale soprattutto nelle fasi iniziali dell’intervento.
Sarà così possibile, già in fase preoperatoria, stimare a che altezza sul torace verrà portato il complesso areola-capezzolo e il suo diametro, quale sarà l’ampiezza del polo inferiore sia in larghezza che in proiezione, e anche la quantità di tessuto ghiandolare che sarà asportata - e in quale parte del seno.
Un disegno preoperatorio accurato e simmetrico tra le due mammelle rappresenta quindi un buon punto di partenza per un’esecuzione precisa e lineare dell’intervento, anche se ovviamente alcune correzioni potranno poi essere eseguite in sala operatoria, al fine di ottenere il risultato finale migliore possibile.
Come si svolge l’intervento e il decorso post operatorio
La mastoplastica riduttiva è un intervento chirurgico che si esegue in anestesia generale, ha una durata di circa 3/4 ore e richiede generalmente una notte di degenza in clinica.
Al termine dell’intervento, vengono posizionati due drenaggi, uno per parte, che servono ad aspirare eventuali perdite di sangue o siero durante la notte; questi, salvo rari casi, vengono rimossi il giorno della dimissione.
Per circa una settimana la paziente dovrà tenere una medicazione contenitiva, che verrà poi sostituita da un reggiseno adeguato - da portare per circa due mesi in modo da stabilizzare il seno nella sua forma e posizione ideali.
I punti esterni in seta saranno rimossi dopo 7/8 giorni, ma la stabilizzazione delle cicatrici sarà data principalmente dai punti interni, che si assorbiranno nel tempo.
La mastoplastica riduttiva non è un intervento doloroso. Nonostante la soglia del dolore sia variabile da paziente a paziente, alla fine è sempre maggiore il sollievo dato dalla scomparsa dei disagi legati al seno grande e pesante, che il dolore o bruciore (momentaneo) legato al trauma dei tessuti e alla cicatrizzazione.
MASTOPLASTICA RIDUTTIVA IN SENO CON IPERTROFIA MODERATA
Mastoplastica riduttiva: quando riprendere lavoro e sport
La ripresa dell’attività lavorativa e della pratica sportiva dipende sia dal tipo di lavoro e sport che la paziente era solita svolgere, ma anche dalle capacità individuali di recupero: generalmente sono sufficienti una settimana prima di tornare al lavoro e due prima di riprendere a fare sport (a meno che non si tratti di attività agonistiche, in quel caso è bene essere più caute e seguire i consigli specifici del Chirurgo).
Non essendo peraltro coinvolto durante l’operazione il muscolo pettorale sottostante, ma soltanto il tessuto cutaneo e ghiandolare, i movimenti degli arti superiori non avranno limitazioni, se non nei primi giorni necessari alla completa cicatrizzazione dei tessuti.
MASTOPLASTICA RIDUTTIVA IN SENO CON IPERTROFIA SEVERA
Allattamento e screening dopo l’operazione
Gli esiti cicatriziali dell’intervento di mastoplastica riduttiva non comprendono solo le cicatrici visibili esternamente, ma anche le cicatrici formate internamente, a livello dei tessuti ghiandolari e adiposi residui.
Queste variazioni anatomo-strutturali comunque non interferiscono nel tempo con la diagnostica strumentale della mammella; infatti l’ecografia, la mammografia e la risonanza magnetica, eseguite periodicamente in un programma di screening mammografico, non ne sono influenzate.
Per quanto riguarda l’allattamento al seno, non sempre sarà possibile dopo questo tipo di intervento, in quanto le sezioni ghiandolari eseguite nel corso della mastoplastica e i conseguenti esiti cicatriziali residui spesso non permettono più un corretto flusso del latte materno attraverso i dotti galattofori.